Accordi prematrimoniali

Riconoscere ai coniugi la possibilità di disciplinare, in qualsiasi momento, anche prima del matrimonio, i loro rapporti patrimoniali sarebbe uno strumento molto utile per evitare che la negoziazione di tali rapporti avvenga quando il matrimonio è già entrato in crisi, in presenza di reciproche recriminazioni e rivendicazioni.

Oggetto della Riforma. Di cosa si tratta?

Attualmente nel nostro ordinamento i coniugi possono regolamentare convenzionalmente il loro regime patrimoniale ai sensi dell’art. 162 c.c. anteriormente al matrimonio, al momento della celebrazione dello stesso ed anche durante la vita matrimoniale, scegliendo, per esempio, tra comunione legale o separazione dei beni.

La proposta di introdurre gli accordi prematrimoniali intende ampliare il contenuto delle convenzioni di cui all’art. 162 c.c. riconoscendo ai coniugi la possibilità di disciplinare, in qualsiasi momento, anche prima di contrarre il matrimonio, i loro rapporti patrimoniali anche e specialmente nell’ottica di un’eventuale separazione personale o di un eventuale divorzio .

Attraverso gli accordi prematrimoniali (oggi ritenuti nulli da costante giurisprudenza) i coniugi possono gestire anticipatamente e consensualmente i loro rapporti patrimoniali, evitando così che la negoziazione di essi sia rinviata ad un momento successivo in cui il matrimonio è entrato già in crisi ed è difficile raggiungere un accordo.

Il contenuto delle convenzioni in parola si limita a regolamentare i rapporti patrimoniali dei coniugi in seguito ad un eventuale separazione o scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili del matrimonio, senza incidere sui diritti e sugli obblighi inderogabili (quali il diritto agli alimenti o il dovere di assistenza morale e materiale ex art. 143 c.c.), che derivano dal matrimonio, e senza incidere sullo status coniugale. In altri termini attraverso  tali accordi prematrimoniali è possibile specificare e determinare l’entità e le modalità concrete per la realizzazione dei diritti disponibili e per l’adempimento dei doveri disponibili che scaturiscono dal matrimonio.  

Si pensi per esempio al patto con il quale - in sede di cessazione del matrimonio - un coniuge (ex) attribuisca all'altro una somma di denaro periodica o una somma di denaro una tantum ovvero dei diritti reali su beni immobili con il vincolo di destinarne i proventi al mantenimento dell’altro coniuge o al mantenimento dei figli sino al raggiungimento dell'autosufficienza economica degli stessi.

Altro esempio è l’accordo che prevede la rinuncia di un futuro coniuge al mantenimento dell’altro, salvo il diritto agli alimenti. 

Nella proposta è stato previsto che le convenzioni riguardanti figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti devono essere preventivamente autorizzate dal giudice, al fine di tutelare sostanzialmente i diritti e le aspettative dei figli. 

Con riguardo alla forma della convenzione, si richiede l’atto pubblico redatto da notaio alla presenza di due testimoni, che garantisce non solo la provenienza delle dichiarazioni e l’identità di chi le sottoscrive, ma anche che le stesse siano state espresse in totale libertà e piena consapevolezza. La medesima forma è richiesta per le modifiche o lo scioglimento della convenzione.

Scopo della Riforma. Quali vantaggi derivano?

Riconoscere ai coniugi la possibilità di disciplinare, in qualsiasi momento, anche prima di contrarre il matrimonio, i loro rapporti patrimoniali anche nell’ottica di un’eventuale separazione personale ovvero di un eventuale divorzio è uno strumento molto utile, ed evita che la negoziazione di tali rapporti avvenga quando il matrimonio è già entrato in crisi, in presenza di reciproche recriminazioni e rivendicazioni.

Tali accordi prematrimoniali aiutano a mantenere un rapporto di solidarietà e di reciproco sostegno anche nel momento più critico della patologia del matrimonio, rimanendo del tutto estranea agli stessi la funzione di favorire lo scioglimento del matrimonio.