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Giornata Internazionale del Lascito Solidale - Dopo il Coronavirus: soli? No, solidali

Gli Italiani e la solidarietà dopo il Coronavirus - Indagine sugli orientamenti degli italiani verso
le donazioni e il testamento solidale.

L’indagine, condotta nell’ultima settimana di giugno 2020 da Walden Lab per Comitato Testamento Solidale, ha coinvolto un campione di età compresa tra i 25 e i 75 anni, che rappresenta circa 40 milioni di italiani.

- Il campione su cui è stata effettuata la ricerca rappresenta ad un universo di 39.997.000.

- Gli over 50 rappresentati nel campione (fino a 75 anni) sono 20.469.000. Gli over 75 sono 6.512.900. Questa fascia di età non è stata inclusa nel nostro campione ma i dati rilevati sul testamento solidale possano essere tranquillamente riferiti agli over 50 e dunque ad un universo di 26.982.000.

 

LA SOCIETA’ ITALIANA DEL DOPO CORONAVIRUS

Spaventati e preoccupati, ma non rassegnati: l’emergenza coronavirus ha lasciato un segno profondo nella percezione del futuro ma ha anche sollecitato la parte migliore di molti italiani. Il 32% degli intervistati ritiene che oggi le persone siano più sensibili alle sofferenze e alle difficoltà degli altri; la stessa percentuale di quanti pensano che ci sarà più attenzione per il bene comune; e un 31% ritiene che gli italiani saranno più disposti a impegnarsi per una buona causa.

In generale, se c’è un 41% di persone convinto che la società italiana sarà uguale a prima, sono 32 su 100 gli italiani che credono che sarà migliore, contro i 27 su 100 che immaginano che sarà peggiore.

Il no profit fa la differenza: nel momento dell’emergenza, il Terzo settore viene percepito come determinante nel supporto offerto per uscire dalla crisi socio-sanitaria: 65 italiani su 100 pensano che le organizzazioni del no profit abbiano fatto e stiano facendo molto, e sono pochi di più (69 su 100) coloro che credono che potrebbero fare di più, con un differenziale minimo fra attualità e potenzialità, indice di una grande fiducia e di riconoscimento. Anche le PMI sono percepite come attori sociali importanti per la ripresa: il 55% degli intervistati pensa che abbiano fatto la loro parte, il 68% è convinto che possano ancora dare un contributo positivo.

Fanalini di coda, l’Europa e le banche. 71 italiani su 100 pensano che gli istituti bancari potrebbero fare molto per rendere migliore il nostro Paese, ma solo il 19% ritiene che lo abbiano effettivamente fatto o lo stiano facendo. Di poco migliore la percezione dell’Europa: il 31% pensa che stia dando il suo contributo ma il 76% ritiene che potrebbe fare di più.

L’IMPATTO DELL’EMERGENZA SANITARIA SULLA SFERA PERSONALE E FAMILIARE

La situazione personale desta più sfiducia di quella nazionale: passando dai destini del Paese a quelli privati, la visione si fa più pessimista. A fronte di un 30% convinto che la propria situazione sia destinata a peggiorare, solo un 25% vede il proprio futuro in risalita. Per il restante 46% tutto resterà com’è.

In generale, aumenta la preoccupazione per il futuro (che riguarda il 75% del campione) e diminuisce la prospettiva di benessere economico (per il 43%).

1 italiano su 2 è più povero ma più altruista: la buona notizia è che la paura e lo choc per quanto vissuto non ci sta trasformando in peggio. 48 italiani su cento (praticamente 1 italiano su 2) si sentono personalmente più sensibili alle sofferenze e alle difficoltà degli altri; più preoccupati per il bene comune (49%); disponibili a sostenere una buona causa facendo volontariato (31%) o donazioni (25%). Inoltre, rispetto agli ambiti più importanti ai quali dedicare più cure e attenzioni nel prossimo futuro, se sembrano quasi scontate le risposte che riguardano la salute (66%) e i risparmi (47%), le risposte su famiglia (61%), e amici (40%) illustrano come l’isolamento e la povertà di relazioni vissuti durante il lockdown abbiano aumentato la consapevolezza su quanto gli affetti e le relazioni siano importanti ai fini del nostro benessere.

In generale, il 56% degli italiani pensa che dedicherà più attenzione alla natura e all’ambiente; il 50% sarà disposto ad accettare sacrifici; il 49% dedicherà più attenzione al senso civico e al rispetto delle regole; il 45% si sentirà personalmente più spinto alla solidarietà verso il prossimo.

GLI ITALIANI E LE DONAZIONI

L’emergenza Covid-19 fa invertire la tendenza: risalgono le donazioni - Sono 66 su 100 gli italiani che dichiarano di avere donato “almeno una volta nella vita”; il 21% ha donato nel corso del 2019 per una causa solidale, mentre nel primo semestre del 2020 la percentuale sale al 28%, con un incremento di ben 7 punti. A trainare le donazioni, ça va sans dire, le donazioni in favore di cause legate all’emergenza sanitaria: i tre quarti dei donatori (il 21%, pari al 77% dei donatori nel 2020) dichiarano infatti di avere donato per sostenere Protezione Civile, strutture sanitarie, Croce Rossa.

Anche la donazione media aumenta lievemente nel corso dell’ultimo anno, dato in controtendenza rispetto agli ultimi anni: da 70 euro nel 2018 arriva a 77 euro del 2020.

La fiducia nelle organizzazioni no profit è espressa da 58 italiani su 100; resta tuttavia un consistente 42% che si dichiara diffidente. La mancanza di fiducia è certamente il fattore che più di ogni altro trattiene una consistente minoranza di Italiani dalla decisione di sostenere con una donazione una ONP.

La fiducia è il motore che spinge le donazioni – Si dona innanzitutto all’associazione che si ritiene più degna di fiducia: per il 44% dei donatori questo è il primo criterio di scelta. Bisogna scendere di 4 punti per trovare la risposta di chi si affida a una Onp perché “si occupa di un problema a cui sono molto sensibile” (40%) mentre la scelta è guidata dal tipo di progetto finanziato (“Ha progetti che condivido”) per il 36%.

In generale, tra chi ha donato negli ultimi 2 anni (49% del campione), la ricerca medico-scientifica traina (44% delle donazioni), seguita dall’aiuto alle persone indigenti in Italia a un ben distanziato 21%. Ma, inaspettatamente, anche le cause “globali” continuano a smuovere la generosità degli italiani: il 20% ha donato per emergenze umanitarie, il 19% per aiuti contro fame e povertà, e resiste nella categoria anche lo “zoccolo duro” di chi sceglie un Sostegno/Adozione a distanza (15%). La protezione dell’ambiente (14%) e degli animali (16%) sono le cause sostenute dalla “frangia” più ecologista e risultano in sensibile crescita rispetto agli anni passati a indicazione che molti Italiani hanno percepito l’esistenza di una relazione tra pandemia e distruzione degli habitat e degli ecosistemi.

GLI ITALIANI E IL TESTAMENTO SOLIDALE

Il lascito solidale, questo ex sconosciuto – Il 20% degli over 50 ha fatto o ha pensato di fare un lascito solidale in favore di un’organizzazione no profit, l’8% in più rispetto al 2018, un totale di quasi 5 milioni e mezzo di italiani.

Cresce la conoscenza: il 72% della popolazione italiana adulta (25-75 anni) sa cosa sia un lascito solidale. Tra gli over 50, il segmento di popolazione più orientato all’idea di fare testamento, la crescita è stata netta e rapida: nel 2020 ha raggiunto l’80% (nel 2016 la conoscenza del lascito era pari al 55% e nel 2018 al 58%), segno evidente dell’efficacia delle campagne portate avanti in questi ultimi anni dalle principali Onp e dal Comitato Testamento Solidale per colmare il gap culturale registrato nelle precedenti indagini.

Di pari passo, cresce in modo significativo la percentuale di chi dichiara di avere fatto testamento o di essere orientato a farlo: in 4 anni (dal 2016) si è passati dal 13% al 21%.

Anche in questo l’emergenza coronavirus ha giocato un ruolo decisivo: aumenta il numero di persone che si dicono orientate a predisporre un lascito solidale (11%).

La popolazione “silver” sempre più tecnologica – Aumenta la percentuale di quanti si dichiarano interessati a ricevere informazioni sul lascito solidale: un balzo di ben 6 punti rispetto al 2016 - dal 30% al 36%. La ricerca ribalta l’immaginario di una terza età distante dalla tecnologia e dalla rete: internet e i siti delle organizzazioni risultano i canali più “graditi” (14%, contro il 7% del 2016), seguiti da e-mail e newsletter (14%, contro il 5% del 2016). Notaio e commercialista sono i “canali” di conoscenza scelti dall’8% (erano il 5% quattro anni fa). Praticamente un ribaltone: la comunicazione cartacea, un tempo in cima alle preferenze, risulta fanalino di coda, in nettissimo calo rispetto al 2016 (passa dal 13 al 6%).